Sisters of Books

Questo blog nasce per recensire libri. Alcune recensioni saranno serie, altre un po' meno. L'obiettivo, comunque, è parlare di quanti più libri possibili.

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TRAMA:

Che male può fare uno pseudonimo?

Juniper Song ha scritto un libro di enorme successo.

Però forse non è esattamente chi vuole far credere di essere.

June Hayward e Athena Liu, giovani scrittrici, sembrano destinate a carriere parallele: si sono laureate insieme, hanno esordito insieme. Solo che Athena è subito diventata una star mentre di June non si è accorto nessuno.

Quando assiste alla morte di Athena in uno strano incidente, June ruba il romanzo che l’amica aveva appena finito di scrivere ma di cui ancora nessuno sa nulla, e decide di pubblicarlo come fosse suo, rielaborato quel tanto che basta. La storia, incentrata sul misconosciuto contributo dei cinesi allo sforzo bellico inglese durante la Prima guerra mondiale, merita comunque di essere raccontata. L’importante è che nessuno scopra la verità.

Quando però qualcosa comincia a trapelare, June deve decidere fino a che punto è disposta a spingersi pur di mantenere il proprio segreto.

Un romanzo spassosamente tagliente che parla di diversità, razzismi, privilegi e appropriazione culturale. E dei limiti che non si dovrebbero mai superare.

RECENSIONE: Questo libro è geniale. Forse non da 5 stelle, perché delle volte il ritmo narrativo mi è sembrato che rallentasse un po’, alcune cose mi sembrano ripetute e il finale è quasi scontato, ma lo stesso geniale. Perché lo reputo tale? Perché è una critica abbastanza feroce verso il mondo dell’editoria, dei social, delle amicizie nate nel settore. Il mondo glamour di chi “arriva” che non è per niente come se lo immaginava. C’è la fama, ci sono i soldi, c’è la visibilità, ma c’è anche l’invidia, la discriminazione, il razzismo, il rancore, e tanto altro che non si vede. Piccoli problemi che vengono nascosti sotto al tappeto come un piccolo filo di polvere, convinti che il piccolo bozzo di sporcizia non si vedrà mai, fino a quando invece questo bozzo cresce, diventa impossibile non notarlo, e sporca tutto.

June/Juniper lo vive sulla sua pelle. Da sempre amante dei libri, desiderosa di pubblicare un libro che diventasse famoso come quelli della sua amica/rivale Athena, alla morte di questa le ruba il manoscritto, lo riadatta, lo modifica e lo pubblica col suo nome. Il libro ha subito un immediato successo ma, insieme a questo, arrivano anche le accuse di plagio, di furto vero e proprio, le accuse di razzismo per aver parlato di qualcosa che non conosce. E i sensi di colpa, pesanti, feroci, che portano June a scendere in un baratro sempre più profondo di pazzia, illusione e desiderio di emergere. Ancora, sempre di più, allontanarsi dal nome dell’amica, farcela con le sue sole forza, mentre il mondo dei lettori si divide tra chi la idolatra e chi vorrebbe solo vederla strisciare di nuovo nelle profondità dalle quali è emersa. Ogni critica la sprona a voler scrivere qualcosa di nuovo, qualcosa che allontani le accuse di razzismo da parte della comunità cinese, ma allo stesso tempo la logora dentro e fuori, portandola sempre più a puntare il dito verso chiunque, ad attaccare per prima come linea di difesa.

L’autrice, con Yellowface, ha riportato nero su bianco tutti i retroscena del glamour, tutte le insidie e le difficoltà di emergere in un mondo brutale come quello dell’editoria. Ha parlato della fama effimera che sembra portare chi scrive sul tetto del mondo, salvo poi sparire alla prima nuova grande promessa. Dei social che creano e distruggono la fama di una persona. Del rancore e dell’invidia che rovinano delle vite. E lo fa attraverso June, autrice mediocre che sfiora la fama e, nonostante mille errori commessi, continua a volerla a tutti i costi, anche quello di rimetterci l’anima.

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